Arcaiche escavazioni

Ovunque su questo pianeta, la roccia parla per raccontarci il proprio vissuto. Oggi ci troviamo in Bulgaria presso la città di Topolovgrad, dove gli autori di alcune foto avendo riscontrato l’importanza del luogo, riprendono e con noi condividono.

La cava

Da questa antica cava proviene la sottostante fotografia che ora andiamo a considerare. L’estrazione presenta tutta una serie di aspetti particolari. Il primo particolare è il fatto che la lavorazione estrattiva non rispetta il piano e la perpendicolarità, ma segue una logica variegata che si palesa mediante assi variamente inclinati; come se ciò non costituisse una maggiore problematica, e questa non è cosa da poco.

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Si riscontrano tutta una serie di cerchi di vari diametri che, paiono ricavati mediante l’utilizzo di classiche frese a tazza. Oggi noi umani ne disponiamo ma di dimensioni decisamente inferiori e per altri fini e materiali. Certamente poi la nostra tecnologia dispone di frese escavatrici per roccia di diametri ben maggiori per ricavare gallerie, ma non sono le classiche frese a tazza.

Una fresa si può inserire ed asportare il materiale generando un foro, un passaggio, una galleria; ma in questo caso frantuma ed asporta tutto il materiale non utile. Una fresa a tazza può invece inserirsi nel materiale, salvaguardando il materiale interno la tazza, ad esclusione della circonferenza incisa. Esattamente come si vede nella immagine soprastante. L’intento in questo caso non è praticare un foro, ma estrarre le anime tonde, dette pure carote o rocchi.

Ottenuta l’anima della lunghezza voluta, la si stacca dalla base e si ottiene un blocco cilindrico. Tracce circa la modalità col quale staccavano l’anima sono ben evidenti nelle foto di Topolovgrad, poiché intervenivano lateralmente nei punti del distacco che ancora sono visibili. Parti cerchiate in rosso immagine sottostante.

Dal cilindrico blocco ottenuto si ricaverà quanto voluto; ad esempio la sovrapposizione di più blocchi cilindrici di adeguati diametri, consentiranno la creazione di colonne tipo quelle che vediamo presso templi che furono.

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Se i cilindri ricavati verranno forati/svuotati al loro interno e sarà generato un collarino di innesco tra le parti, si ricaveranno tubazione innescabili. In periodo romano e medievale, anziché ricavarli dalla roccia, si creavano quali laterizi.

Dalle anime in pietra si possono ricavare molteplici cose, tantopiù se si hanno a disposizione anime di vario diametro. Diversità che ben si evidenziano mediante queste foto dalla Bulgaria.

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Paleocastro

A circa tre km. da Topolovgrad vi è una antica zona che fu fortezza e poi santuario detta appunto Paleocastro. In zona sono presenti numerosi rocchi tondi con diametro generalmente da 30 a 90 cm. Oggi sono intesi quali antiche rappresentazioni del sole e qui vi sarebbe da stabilire se questa era la funzione originaria per il quale sono stati scavati.

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Osservando la soprastante fotografia, si riscontra che in questo caso il rocco da estrarsi non è stato generato mediante una fresa a tazza come per la foto uno; ma mediante tecnica abituale ovvero escavazione con scalpelli.

Sempre dalla cava ivi presente, mediante la sottostante foto possiamo avere il riscontro necessario, con tanto di aspetto incongruo. La scena evidenzia il fatto che mentre i lavoratori scavavano il masso circolare; qualcosa intervenne per distruggere il cantiere. Lo dimostra il fatto che i blocchi con l’accenno di escavazione delle ruote, sono spaccati e lontani dal contesto naturale ed originario.

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Non un cataclisma naturale, ma piuttosto un nemico intenzionato e pure attrezzato per spaccare e disperdere il materiale. Nell’antichità quindi era cosa abituale, l’estrazione del materiale per ricavare colonne e molto altro, mentre il nemico distruggeva. Ora lasciamo la Bulgaria ed andiamo in Sicilia.

Cave di Cusa-Campobello di Mazara

In Italia, per l’estrazione di rocchi o rocchio di grande diametro, abbiamo tra le più famose, le cave di Cusa. Qui abbiamo banchi di calcarenite posti in prossimità della costa, da cui veniva estratto il materiale per le costruzioni selinuntine. Furono in uso dal VI secolo a.C. fino alla sconfitta dei greci da parte dei cartaginesi nel 409 a.C. con brusca interruzione, dovuta alla minaccia che incombeva.

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La repentina fuga dei cavatori, degli scalpellini e degli operai addetti, ha fatto sì che oggi noi possiamo non solo riconoscere ma anche seguire tutte le varie fasi di lavorazione: dalle prime profonde incisioni circolari, fino ai rocchi finiti che attendevano di essere trasportati via in prevalenza via mare.

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Tecniche e datazioni diverse

La tecnica utilizzata per l’estrazione dei blocchi cilindrici presso le cave di Cusa è alquanto evidente; e pure è affidabile la datazione.

Questa tecnica però non è applicabile presso la cava di Topolovgrad; o quantomeno non è coerente rispetto le foto a disposizione. Una cosa è lavorare mediante escavazione verticale attorno a blocchi di grandi dimensioni dove nel corridoio lo spazio consente di operare. Altra cosa è lavorate mediante assi inclinati e dove l’essere umano non ci può stare.

La foto uno è inappellabile; quantomeno all’apparenza di tratta di tecnologia rotante gestibile a piacimento; ma qui emerge quantomeno una apparente incongruenza. La roccia si presenta con classica patina da ossidazione avvenuta molto addietro nel tempo, quando ancora in base alla narrativa storica imposta, l’essere umano non poteva disporre di tali tecnologie.

La consunzione della roccia avvalora una ipotetica grande quantità di tempo trascorso; non per nulla le datazioni sono il tallone d’Achille delle versioni storiche e, a maggior ragione quando si tratta di roccia. Poi vi è il problema relativo la damnatio memoriae, ovvero la necessità del potere di far passare la versione storica in linea con gli interessi di parte. Sarà così realizzata la narrativa da imporsi che tra le altre cose raccoglie i così detti oopart, ovvero gli oggetti fuori dal tempo. Quegli oggetti che a causa della loro datazione non in coerenza con la linearità voluta, non devono esistere.

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Nonostante ciò, negli ultimi anni abbiamo riscontrato un continuo e lento cambiamento in fatto di retrodatazione imposta da riscontro oggettivo. Il potere non vuole che emerga la vera storia di questo pianeta e dell’umanità. Ammettere la presenza di civiltà evolute in un lontano passato, impone pure il cambiamento circa la linearità storica.

Si ha quindi la necessità di edulcorare la storia, pertanto almeno per un po’ continueremo a vedere gli schiavi egiziani che con tanto di sandali, trascinano sopra dei legni, grossi massi in cima alle piramidi. Oppure ci faranno vedere come da immagine soprastante, due umani che dotati di palo intendono capovolgere il rocchio di circa 80 tonnellate mentre altri lo stanno staccando da sotto.

Ricordo che una tonnellata equivale a mille kili; pertanto ottanta tonnellate sono 80.000 kili. Poiché possiamo ipotizzare che ogni essere umano in cantiere è in grado di spostare kg.80 (ma anche meno), ne consegue che occorrono mille persone dotate di alcuni Km. di corde che pure pesano e devono reggere! Forse sarebbe il caso di iniziare a raccontare altre favole!

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