La favola del sentiero invisibile

Un giorno di un anno che fu, un uomo si risvegliò su di un sentiero.
Non ricordava come ci fosse arrivato, né quando e come lo avesse scelto. Guardandosi attorno, vide un orizzonte sconfinato tra monti e valli, ed un cielo come un foglio bianco tutto da scrivere… nessuna indicazione, nessun bivio evidente, ma tutte le possibili direzioni…

“Che strano sentiero è mai questo?” si chiese.
“Ovvio, è il tuo,” rispose una voce senza volto che proveniva dal profondo dell’animo.
“Ma io non l’ho scelto.” Risposi.
“Certo che lo hai scelto tu, solo che lo hai dimenticato. L’hai scelto prima di addormentarti!”

Allora l’uomo cominciò a camminare. Non perché lo volesse davvero, ma perché qualcosa lo spingeva verso un imprecisato orizzonte e questo chiedevano le sue gambe. Forse la fame, forse la sete, forse quella voce oppure la curiosità di conoscere. O forse il vento, che di tanto in tanto gli dava una spinta alle spalle, giusto per ricordargli che stare fermo non era un’opzione di quel viaggio.

 Intorno a lui altri camminavano, seppure non si comprendeva dove di certo andassero. Paesaggi incredibili, comparivano e scomparivano come in un magico gioco di prestigio. Capitò pure più volte di incontrare un gatto ed una volpe, ma un certo intuito in sottofondo, diceva di passare oltre!

Di tanto in tanto il viandante trovava sul sentiero delle carte; quelle erano, quelle raccoglieva e per conseguenza quelle giocava. Non le aveva intenzionalmente richieste, o quantomeno non ricordava di averlo fatto; ma quelle erano, quindi sentiva che al meglio quelle doveva giocare. Alcune erano buone, altre meno, se non sfortunate. In terra vi erano delle tracce, forse in precedenza lasciate ai posteri da viandanti altruisti.

Non era facile comprendere il senso di tutto ciò. Eppure con quelle carte imparò a giocare, quindi costruì e camminò e ancora camminò e costruì. Divenne così un abile costruttore in quel fantomatico mondo di fantasia.

Un giorno giunse ad un crocevia. Tutte le strade parevano percorribili, ma la strada che andava cercando non era presente e forse neppure era stata mai ben definita. Tutte le strade sembravano andare all’infinito, se non nello stesso punto di un fantomatico labirinto.
“Che razza di scelta è mai questa, che devo fare?” sbottò.
“La tua preferenza ora non ha molta importanza, già è in corso il fato ed il destino!” disse di nuovo la voce.
“Allora che libertà ho? Cos’è che io posso scegliere?”
“La libertà che tu hai, è quella di come ballare e camminare, camminare e ballare. In questo puoi decidere tu”.

“Ballare?” Camminare?
“Sì. Puoi lamentarti, maledire, arrancare, ridere o piangere oppure pregare. In alternativa alla tua amarezza, puoi camminare con ritmo e grazia al meglio delle tue possibilità. Puoi fare di questa tua epica fatica, un’arte oppure una sfortuna. Puoi rendere la tua strada un esempio per te e pure per altri; oppure un monumento all’ingratitudine.”

L’uomo rise, mai sentite cose simili. Poi ci ripensò, iniziò a comprendere, quindi sorrise, ed infine divenne serio. Ormai anziano e stanco, sentiva che presto si sarebbe dovuto fermare per andarsene da quel sentiero. Fu in quell’attimo che qualcosa dentro gli si accese.

Non ricordava di aver scelto quel viaggio, quel sentiero, cosa aveva realmente costruito e perché. Neppure la meta finale era stata ben chiara. Ma il modo in cui aveva camminato, aveva fatto la differenza! Seppure con errori, aveva fatto del suo meglio, ora si sentiva in pace con sé stesso.
Si riaddormentò… e nel sogno, leggero tra le nuvole, continuò a camminare per altre mete!

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