UAP-ologia trascendente

Trascendere significa andare oltre. Con questo presupposto, il presente articolo si propone di oltrepassare la realtà comunemente accettata e condivisa, per indagare un ambito dell’ufologia che non si limita alla fisicità materiale, ma la oltrepassa. Con il termine ufologia trascendente si intende infatti una ufologia “transmedium”, capace di andare oltre il mondo costituito da particelle solide, per confrontarsi con aspetti riconducibili al trascendente, in particolare nell’ambito della fisica quantistica.

L’incredibile alla porta

Va chiarito sin da subito che l’obiettivo non è quello di approfondire la fisica quantistica in sé, bensì di analizzare un aspetto dell’ufologia che supera la concezione materialistica della realtà. Un aspetto del quale, piaccia o meno, è ormai evidente che si debba prendere atto.

Osservando con attenzione le manifestazioni ufologiche, si arriva inevitabilmente a constatare che alcune di esse trascendono il comune concetto di realtà oggettiva. Oggetti volanti non identificati che compaiono e scompaiono, che entrano ed escono da montagne e vulcani, che attraversano strutture solide, che mutano forma. Lo stesso vale per determinate tipologie di entità aliene, la cui manifestazione sembra sfuggire a qualsiasi modello fisico convenzionale.

Nel tentativo di fornire spiegazioni razionali a tali fenomeni, sono state avanzate le ipotesi più disparate: interpretazioni extradimensionali, tecnologie estremamente avanzate e inaccessibili all’uomo comune, proiezioni olografiche. Tutte spiegazioni che, pur nella loro diversità, condividono un limite comune: cercano di spiegare l’ignoto utilizzando categorie proprie del mondo “normale”.

Variazioni estetiche in volo (foto 2)

La prova fotografica in ufologia

Tradizionalmente, il ricercatore ufologo fa affidamento sulla fotografia come prova oggettiva. Per decenni è stato affermato, e dato per scientificamente assodato, che la fotografia costituisca una testimonianza attendibile dell’esistenza o meno di un oggetto o di un’entità: se qualcosa appare in una foto, significa che era presente nel momento dello scatto.

Ciò che però manca quasi del tutto, sia nell’informazione di massa sia nella consapevolezza di molti gruppi di ricerca, è una distinzione fondamentale: una cosa è fotografare il mondo oggettivo “normale”, un’altra è fotografare il mondo del paranormale e pertanto l’ufologico.

Fotografare un oggetto stabile, permanente e condiviso all’interno della realtà ordinaria è un’operazione che può essere valutata con criteri standard. Fotografare qualcosa che, per sua natura, non è stabile nel nostro livello di realtà, richiede invece una metrica diversa. Applicare lo stesso sistema di valutazione conduce inevitabilmente fuori strada.

Una fotografia che documenta il mondo condiviso deve essere analizzata secondo i parametri del mondo condiviso. Una fotografia che intercetta il paranormale, invece, deve essere valutata con criteri differenti, perché la “metrica” del paranormale non coincide con quella del reale ordinario. Ignorare questa distinzione significa fraintendere il fenomeno alla radice.

Quando l’incongruo è palese (foto 3)

L’ufologia parafisica si muove in larga parte proprio nell’ambito del paranormale. Liquidare sistematicamente tali immagini come fake, sostenendo che “anche un bambino saprebbe fare di meglio”, è un errore concettuale prima ancora che metodologico.

Se quelle immagini fossero semplici falsificazioni, probabilmente non presenterebbero quelle anomalie che, proprio per la loro natura, sfuggono alle tecniche di contraffazione convenzionali. La loro anomalia non è indice di falsità, ma di appartenenza a un ambito in cui la metrica ordinaria non funziona più. Ne sono prova le tre soprastanti foto, scattate in sequenza, ma incongrue sotto l’aspetto estetico.

Analisi forensi e limiti interpretativi

Le analisi di autenticità fotografica possono essere eseguite da professionisti del settore, studi fotografici specializzati e laboratori forensi. Per quanto riguarda il materiale ufologico della Valtellina, due gruppi di ricerca hanno commissionato perizie forensi: il Centro Ufologico Nazionale (CUN) e il Gruppo Accademico Ufologico Scandicci (GAUS).

È però essenziale comprendere un punto spesso frainteso: una perizia forense stabilisce se una fotografia è genuina o alterata, ma non entra nel merito del contenuto. Se fotografo un lampione credendolo un UFO, la perizia confermerà la genuinità della foto, non la natura dell’oggetto ripreso. Chiarito questo aspetto, l’intento del presente articolo è accompagnare il lettore verso il riconoscimento di un fenomeno poco discusso ma estremamente significativo: la discrasia fotografica.

Discrasia fotografica

In ambito ufologico, il termine discrasia viene qui utilizzato per indicare la presenza di dissonanze, incongruenze, inversioni logiche e anomalie nei dati fotografici.

Anni fa, nell’ambito degli studi sul paranormale, emerse una ricerca condotta da un gruppo americano attivo nello spiritismo. Durante sedute medianiche, i ricercatori collocavano rullini fotografici sigillati al centro del tavolo e, al termine, li facevano sviluppare. In alcuni casi comparivano immagini anomale, attribuite a un’interazione proveniente da un livello superiore di realtà.

Storie che si ripetono (foto 4)

Senza entrare nel merito della fotografia spiritica, è utile ricordare un caso ufologico statunitense degli anni Sessanta, analizzato dalla Commissione Condon e successivamente archiviato senza spiegazioni soddisfacenti.

Un Maggiore dell’Aeronautica, durante un volo, avvistò un UFO e scattò due fotografie con una fotocamera analogica. In seguito completò il rullino, due foto, durante una gita sulla neve. Al momento dello sviluppo, emerse una discrasia: le foto risultavano numerate in un ordine incompatibile con la sequenza dichiarata degli scatti. Le due immagini dell’UFO erano invertite e poste per ultime. Quelle sulla neve erano poste prima di quelle con l’ufo.

L’inchiesta concluse che le foto fossero un falso, basandosi esclusivamente sulla numerazione del rullino. Nessuno però spiegò perché un ufficiale di alto grado avrebbe dovuto orchestrare una falsificazione così grossolana, traendone solo danni personali. La questione fu semplicemente accantonata. Alla luce di quanto si conosce oggi, tutto sarebbe da meglio indagare.

Discrasia nel caso Lanzada 2011

Un caso analogo, ma ben documentato, è quello di Lanzada (1/11/2011). Quattordici fotografie scattate in sequenza, numerosi testimoni e perizie forensi che attestano la genuinità di quattro immagini selezionate.

L’ufo di Lanzada 2012 (foto 5)

La questione non è perché tornare su questo caso, ma come rileggerlo. Il gruppo ufologico di Sondrio aveva già rilevato, in diverse serie fotografiche anomale, la presenza di discrasie nei metadati. Poiché l’affidabilità delle immagini era comprovata, l’ipotesi di manomissione umana risultava insostenibile.

Analizzando sistematicamente l’archivio, emerse un dato clamoroso: decine di serie fotografiche presentano discrasie nei metadati, ma solo quando riprendevano eventi paranormali.

La foto specchiata e retrodatata (foto 6)

Nel caso di Lanzada, la sequenza temporale è coerente in tutte le immagini tranne una: la soprastante 047, che risulta retrodatata al 24/4/2008. Inoltre, l’immagine appare specchiata rispetto alla realtà oggettiva, un dettaglio rilevabile solo da chi conosce bene il luogo.

Questa fotografia non era tra quelle periziate, motivo per cui l’anomalia non fu inizialmente notata. L’analisi seppure non forense, confermava che l’immagine non era stata alterata. L’importante però è il fenomeno e quindi il ripetersi; non tanto un singolo scatto. Occorre toccare con mano direttamente; poiché i racconti valgono molto meno.

Comparazione (foto 7)

Se una discrasia si presenta in una singola foto, può passare inosservata. Se compare in una sola serie, si può ipotizzare un errore. Ma quando emerge in decine di casi analoghi, l’ipotesi della casualità cade.

Discrasia ed esperti di fotografia

Il fenomeno della discrasia è noto in ambito ufologico, ma raramente viene affrontato pubblicamente. A livello divulgativo viene ignorato; a livello di ricerca, solo pochi ne sono consapevoli e preferiscono non esporsi. Tra gli esperti di fotografia, vi sono coloro che tacciono e coloro che non dispongono delle informazioni necessarie per comprendere il fenomeno.

Resta quindi la domanda centrale: perché queste discrasie? Non si tratta di malfunzionamenti delle fotocamere, che operano correttamente prima e dopo l’evento. Le anomalie compaiono esclusivamente in concomitanza con manifestazioni paranormali, ufologiche o particolari.

L’impossibile con testimoni (foto 8)

L’immagine soprastante sn, riprende una signora dentro uno studio fotografico dove si era recata per inserimento di un nuovo rullino. La foto di dx è lo scatto di prova, il quale riporta una gigantografia appesa al soffitto, che in quello studio non è mai esistita. L’uomo della gigantografia era il figlio della signora, morto parecchi anni prima!

Lungi dall’essere un elemento di delegittimazione, la discrasia fotografica rappresenta invece un tassello fondamentale a favore dell’ipotesi trascendente in ufologia e non solo. Un tassello che meriterebbe di essere studiato apertamente, anziché relegato nel silenzio.

https://www.presenze-aliene.it/ufo-a-futura-memoria/

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