Onda o particella? Il dilemma della fisica

Per secoli gli scienziati hanno cercato di capire la natura profonda della materia. Nel tentativo di strutturare una tesi in grado di ipotizzare una spiegazione soddisfacente, si è pervenuti ad ipotizzare la materia come un insieme di particelle.

Teoricamente le particelle sarebbero un qualcosa di localizzato: una pallina, un granello, un oggetto occupanti una precisa posizione nello spazio. La tesi della particella, trova però la tesi antagonista mediante la fisica quantistica, la quale ipotizza l’esistenza di un’onda. Un qualcosa che si diffonde nello spazio, come le onde del mare o il suono nell’aria. Da qui la dicitura non più di onda, ma di: onda di probabilità.

In seno alla fisica il problema è nato quando gli esperimenti hanno mostrato che la luce e persino gli elettroni si comportano talvolta come particelle e talvolta come onde di probabilità. Se osserviamo un elettrone in un rivelatore, esso appare come un punto preciso, quasi fosse una minuscola particella. Tuttavia, quando lo lasciamo viaggiare senza osservarlo direttamente, produce fenomeni tipici delle onde, come interferenze e diffrazioni. La domanda diventa allora: che cosa è realmente un elettrone oppure la materia? Un’onda o una particella?

La fisica quantistica risponde in modo sorprendente; poiché non è o sarebbe, né l’una né l’altra. Poi va oltre domandandosi se le categorie che utilizziamo nella vita quotidiana per definire, sono sufficienti per descrivere la realtà più profonda del mondo della materia. Ciò che chiamiamo “elettrone” sembra manifestarsi come onda o come particella a seconda del modo in cui lo osserviamo e lo misuriamo. Quindi è o sarebbe l’atto dell’osservare che determina quanto osservato!

Per questo motivo il dilemma “onda o particella?” è diventato uno dei simboli della rivoluzione quantistica. Questa tesi ci ricorda che la natura potrebbe essere più complessa delle immagini che la mente umana ha costruito per rappresentarla e per comprenderla.

Al di là dell’immediato apparente, il vero quesito non è se la realtà materiale sia onda o particella, ma se le nostre categorie mentali (onda, particella, materia) sono adeguate a descrivere ciò che la realtà è, prima che noi la osserviamo. Per tale motivo oggi la fisica quantistica prospetta la possibilità in base al quale l’atto dell’osservare, determina quanto osservato.

Da qui emerge l’ipotetica tesi in base al quale la creduta realtà oggettiva altro non sarebbe che una versione mediata e non oggettiva. Pertanto realtà virtuale e relativa, sebbene creduta oggettiva mediante il “simulatore di realtà” che poi è il corpo umano il quale questo ci consegna.

Per molti fisici il problema “onda o particella?” è una questione puramente tecnica; ovvero come descrivere correttamente il comportamento della materia e della luce. Per alcuni teorici non allineati, la questione sembra essere: che cosa ci sta dicendo questo paradosso sui limiti delle nostre rappresentazioni del reale?

Infatti, se un elettrone può apparire ora come onda e ora come particella, si apre una possibilità filosofica: forse “onda” e “particella” non sono proprietà ultime della realtà, ma modelli che la mente umana utilizza per interpretare ciò che osserva. Se così fosse e forse è, l’essere umano non vede, ma visualizza il simulato creduto reale.

Da qui il collegamento naturale con la tesi del “mediato”. Noi non ci rapportiamo alla realtà in sé; poiché ci rapportiamo ad una rappresentazione apparentemente coerente, che i nostri strumenti biologici e concettuali ci consegnano. La fisica quantistica non dimostra in assoluto questa posizione, ma certamente ha contribuito a mettere in crisi l’antica convinzione che l’osservatore sia un semplice spettatore esterno.

Ecco quindi il motivo della frase: guardavo, ero certo di vedere, invece visualizzavo ma ci credevo ciecamente! Visualizzando si crea, per poi crederci!

Per questo motivo il dilemma “onda o particella?” continua ad essere affascinante dopo oltre un secolo di disputa tra le parti. Il quesito riguarda il modo in cui l’essere umano si rapporta al presunto mondo del reale. E’ proprio qui che il quesito smette di essere un problema speculativo della fisica, per diventare una più filosofica e profonda domanda circa l’adottato concetto di realtà!

( Foto: UFO/UAP sopra il Duomo di Milano)

Il ricercatore, ma pure l’uomo di strada, si pongono domande: e se fosse che la realtà ad alto livello (di conoscenza umana) è cosa ben nota, ma le istituzioni mediante la guerra di 5° generazione alla massa, non vogliono che la massa comprenda?

Se l’atto dell’osservare è l’atto creativo della realtà; è cosa sbagliata supporre che è il pensiero a generare la materia, anziché la materia a generare il pensiero come in passato ci è stato narrato e imposto? Ancora rischiamo i roghi?

Per quale motivo non è possibile ipotizzare che la mente umana è connessa ad un simulatore di realtà in grado di generare quanto poi viene creduto come esistente all’esterno? Forse che all’alba i sogni non scompaiono?

Chiusura ufologica

Come si conviene in un ambito a carattere ufologico, se cambia il concetto di realtà, cambia per conseguenza il concetto relativo la presenza ufologica. Se ne sono accorti gli addetti made in USA, per il quale è avvenuto il cambio dell’acronimo UFO sostituito da UAP, ovvero non più oggetto volante, ma fenomeno. Un fenomeno non necessariamente è cosa fisica, poiché può essere esclusivamente una rappresentazione scenica seppure richiamante una ipotetica realtà oggettiva.

Se così fosse e, forse già così è, mediante l’avanzare della fisica quantistica, siamo vicini al veder saltare in aria il vecchio palcoscenico! Se una particella diventa tale nel momento in cui la si guarda, potrebbe essere la stessa cosa quando si osservano insiemi di particelle? Tante quante compongono un oggetto noto o non noto? Un UFO/UAP?

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