Alpe Gera oltre il velo

Prima parte di sconcertante vicenda mai resa nota a dovere:

La diga di Alpe Gera è un imponente sbarramento idroelettrico costruito tra 1958 e 1964 nel Comune di Lanzada (SO) in alta Valmalenco.  È una delle dighe più alte d’Italia, con 174 mt. di altezza e 528–530 mt. di larghezza e, un volume di struttura di circa 1,7 milioni di m³ di calcestruzzo. Forma un invaso di circa 68 milioni di m³ d’acqua che alimenta, la centrale idroelettrica di Campo Moro e, a valle, altre centrali del sistema Valmalenco.

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Gli antefatti

In data non accertata, arrivò in Valmalenco un apparato di militari inglesi. Avrebbero asserito di essere dei geologi alla ricerca di particolari minerali presenti in alta Valmalenco. Dopo un non meglio precisato periodo, ridiscesero e se ne andarono.

Nel 1916, presso il rifugio Marinelli a oltre 2100 mt. di altezza era presente un distaccamento alpino di circa 200 militari. Cosa erano andati a fare in un luogo del genere, mai si seppe. Avvennero una serie di anomali incidenti, ne morirono molti e, voce di popolo insinuò che non fu mai fatta corretta luce in merito alle cause.

Nel periodo nazista arrivò in Valmalenco un drappello militare tedesco. Risalì la valle assumendo minatori per una non meglio specificata ricerca di rari minerali. Certamente vi furono le ricerche minerarie del Capitano Karl Brautimgam, presso il Dosso dei Cristalli; ma la motivazione vera e quanto acquisito, poi non emerse.

Con la sconfitta tedesca, i nazisti lasciarono la valle. Non si seppe mai se trovarono o meno quanto cercato; ma la cosa che lasciò perplessa la popolazione, fu che nessun minatore tornò mai per raccontare cosa esattamente venne cercato e con quali risultati.

La Valmalenco è oggi compresa in una zona militarmente e politicamente convenuta quale CBA, (Cross Border Area, ovvero: militare zona di addestramento aereo) pertanto di notevole importanza. Voci di popolo la pongono in relazione alla frequente presenza di oggetti volanti prima detti UFO e ora ridefiniti UAP; ma pure in relazione ai continui avvistamenti di entità esogene.

Il cantiere

Negli anni ’50 in alta valle iniziò la costruzione del primo invaso di Campo Moro e negli anni ’60 quello di Alpe Gera. Motivazione ufficiale: creare degli invasi quale riserva per le sottostanti centrali elettriche.

La strada praticabile arrivava solamente sino a metà valle. Per costruire a mt.2000 di altezza, era necessario creare una strada che consentisse il doppio senso di marcia degli enormi camion che avrebbero dovuto portare il materiale in quota. Data la difficile conformità del vallone, dopo Lanzada furono scavati tratti di tunnel.

Da parte della popolazione, la costruzione dei due invasi nella parte alta della vallata era vista come un’opera dispendiosa, non proporzionata al beneficio, ma soprattutto estremamente pericolosa in caso di cedimenti.

 Mediante la fermezza del Governo italiano, dell’IRI e dell’ENEL, il progetto venne  realizzato. I passi salienti, o quantomeno quelli da ricordarsi, saranno poi riportati in un libro offerto ai dipendenti da Italstrade, all’atto dell’inaugurazione. La presentazione del libro è quella che si trova a fianco della soprastante prima immagine.

Tutto impeccabile, ma la domanda di fondo rimase inevasa: perché questo progetto?   La narrativa impose che la motivazione era il produrre energia elettrica; ma poi emersero illazioni, voci di popolo e, scopriremo perché.

Il libro in questione riportava/riporta numerose fotografie, certamente scattate nel cantiere durante la costruzione. Poco tempo dopo la sua uscita, iniziarono però a circolare in Valmalenco, altre fotografie scattate in cantiere, esteticamente e presumibilmente della stessa serie (come sottolineato in rosso nella presentazione) ma con la presenza di particolari che dire sconcertanti era dire poco! Ovviamente non inserite nel libro.

Negli anni susseguenti l’inaugurazione in zona circolavano pure cartoline postali con immagini del cantiere della diga. Oggi sarebbero interessanti cimeli e forse sarebbe il caso di sentire qualche collezionista della zona. Poi un giorno da lettore del presente blog, ricevetti un messaggio che diceva: cosa pensa lei delle due foto esposte presso l’hotel “XX” inerenti la costruzione dell’Alpe Gera?

Ebbi opportunità di vedere le due foto e rimasi basito. Chiesi di poterle fotocopiare e parlando del più e del meno, venni a sapere che le foto sconcertanti in circolazione, in realtà erano cinque. Ovviamente compresi per quale motivo queste non erano presenti nel libro di Italstrade. Le fotocopiai e ora ve le presento.

Prima foto

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Quante sono le foto in circolazione e della stessa serie di quelle presentate nel libro ma non inserite, non è dato sapere. Una parte è stata inserita, altra parte fu messa in circolazione in modalità clandestina e ora presenti presso alcuni locali della zona, bar e ristoranti. Le altre probabilmente sono nella disponibilità di Italstrade e dello Stato Italiano, ovviamente in cassetti di sicurezza. Nulla proibisce di supporre che ne potrebbero emergere altre.

La prima foto non inserita nel libro ci fa vedere il vallone Gera da poco liberato del materiale superfluo, con la presenza di una navetta aliena parzialmente schermata. Se questo fosse l’unico caso in cui una navetta aliena di tale tipologia fosse mai stata ripresa, certamente sarebbe arduo affermare di cosa si tratta. Poiché però questa tipologia è stata ampiamente vista, testimoniata e fotografata, come da sottostante collage, certamente tale affermazione è più che motivata.

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La prima foto clandestina è perfettamente centrata per riprendere il mezzo volante adagiato al centro del cantiere. Chi ha scattato la foto ha visto, esattamente come hanno visto tutti gli operai che lavoravano nel cantiere in quel momento. A questo punto la domanda: perché non andare a sentire chi ha lavorato in quel cantiere?

Costoro ora dovrebbero avere intorno a 90/100 anni e forse oltre; ma vi è altro particolare ed è il seguente: coloro che hanno partecipato alla realizzazione della diga erano addetti arrivati da fuori e, ad opera terminata furono portati via. Quelli del posto furono ampiamente esclusi. Perché? Forse lo scopriremo.

La seconda foto

Mediante la seconda foto clandestina, vediamo la strada costruita per salire al piano dell’invaso. Tutto parrebbe normale, ma proviamo ad ingrandire, ed ecco le sorprese.

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Sono visibili dei tubi uscire dalla roccia viva dove non ci può essere acqua poiché lo sperone roccioso è a sé stante, sorgono pertanto delle perplessità circa la funzione. A maggior ragione per il fatto che i tubi, tre per gruppo, entrano in un punto coperto o mimetizzato senza una apparente ragione.

Ok, facciamo finta che si tratta di drenaggio; quindi per il momento non consideriamo il fatto che questa evidenza è presente in molteplici altri punti del cantiere. Non consideriamo neppure il fatto che queste entrate erano tenute mimetizzate, ma ci torneremo.

Osservando la soprastante foto con ingrandimenti sottostanti, al passo seguente si nota che è presente una persona, la vediamo di spalle in alto a sinistra. Normale che vi siano degli operai in giro, ma quella persona appare di statura anomala. Ora si deve stabilire quanto è alta e, lo si può fare rapportandosi all’altezza del muro in cemento ancora oggi presente.

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Nel corso di una delle visite all’Alpe Gera, ho pertanto fotografato e misurato la parte in cemento. Mediante rapporto proporzionale, la statura di quell’individuo è abbondantemente oltre i 3 mt! Ora la domanda: trattasi di essere umano oppure di essere non umano? La risposta è alla foto seguente.

Terza foto

Ora qui avviene il colpo di scena, poiché la terza foto non pubblicata nel libro ma posta in circolazione, ci fa vedere quanto nessuno mai avrebbe messo in preventivo; soprattutto considerando che eravamo negli anni 60′ quando la realtà aliena era totalmente negata. La foto ci fa vedere una entità aliena mentre osserva il cantiere della diga con tanto di operai posti di fronte!

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La qualità dell’ingrandimento è scadente, ma occorre sottolineare che è una foto non in digitale, digitalizzata in seguito e con parecchio zoom di base. Ciò non toglie nulla al contenuto che resta innegabile. Come evidente, la statura è nuovamente molto alta e nuovamente ci accostiamo alla statura del soggetto della foto 5. Nuovamente sono presenti delle precise entrate nella roccia con tanto di tubi e pensiline a coprire.

L’entità pare nuda o al limite con una sottile tuta aderente. In Valmalenco di entità aliene ne sono state viste e fotografate in buon numero, raramente in foto si presentano limpide, anche perché dispongono della possibilità di occultamento parziale o totale. Stessa cosa avviene con gli oggetti volanti e ciò è dovuto a motivi ben precisi, inerenti quella realtà non convenzionale che alcuni definiscono extra/dimensionale.

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Queste manifestazioni ora indicate non più con l’acronimo UFO per gli oggetti volanti, ma mediante “UAP”; stanno ad indicare un “fenomeno” esogeno o paranormale non più caratterizzato come da materia tradizionale. Le parole sono però limitanti e non rendono giustizia, circa la vera natura del fenomeno.

Fine prima parte, a seguire la seconda.

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3 thoughts on “Alpe Gera oltre il velo

  1. Furio Giacomelli

    I miei complimenti ottima esposizione di vicende storiche che nessuno ha avuto il coraggio di esporre. Ovvio la cosa e moooolto io imbarazzante e vi sono probabilmente interessi millenari incastonati nelle rocce di questa bellissima e misteriosa valle. Solo chi ha raggiunto e studiato questi posti può avere la coscienza per comprendere il tutto. Grazie sig. Dario per la sua impresa alquanto pericoloso nel scardinare le porte dell Ade.

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  2. Dell'Ago Vittorio

    Buongiorno. Sono di Milano ma ho origini materne malenche. Mi hanno fatto vedere il suo post e sono rimasto molto emozionato apprezzando la sua determinazione nell’ esporre questa cosa. Motivo e che da piccolo passavo le mie estati dal bisnonno serafino cabello e venivo ospitato presso la struttura di Po’ adre Salvadeo a campomoro. In breve volevo dire che serafino mi raccontava di queste cose e poi ribadite anche da su figlio mio nonno. In particolare il nonno mi diceva che era negato categoricamente l’entrata ai paesani nei cantieri delle dighe. Li lavoravano e vivevano operai esterni chiusi come in una base militare. Serafino inoltre era manutentore presso grande hotel malenco ora chiuso dove ha conosciuto negli anni 50 l’ingegnere Monguzzi in zona per dei carotaggi nelle zone ora delle Dighe. Quel Hotel aveva tante memorie storiche che furono spente per interessi di edilizia speculativa selvaggia. Che dire questo articolo mi ha fatto rivivere con gioia tutti i racconti incredibili di Serafino compreso il contingente tedesco tecnico scientifico stanziati a Lanzada. Lui scherzosamente parlava che “quei roob li” in dialetto ..”..i tra su le campane viola …” Grazie attendo il seguito della storia.

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  3. gianpaolo

    Salve a tutti gli interessati e buon lavoro
    Intanto a Dario Giacoletto che è il ricercatore instancabile di tutto ciò che è accaduto in Valmalenco e non solo
    Assieme a Felice Sirtori che viene quasi fotografato in un
    un parco con un’entità in tenuta quasi militare, uscita come
    Vestita come un personaggio di Guerre Stellari ,
    Quasi a sua insaputa ed a tanti altri amici che
    Collaborano costantemente.
    I fatti dell’Alpe Gera per quanto dissimili coincidono
    Con quelli vissuti quasi contemporaneamente
    (Anni 1954-1960 quando mia madre e mia zia
    Sollevando le lenzuola per stenderle su di un filo,
    Assistettero alle evoluzioni, in totale silenzio, basso ,
    Intorno alla loro abitazione di un oggetto argenteo
    Metallico preciso ai lavamani in alluminio molto diffusi
    In ogni casa in quel periodo.. Dopo aver assistito per
    Il tempo di stendere le lenzuola, rientrarono impaurite in
    Casa , mentre io già appassionato di “dischi volannti” in
    Sa uel periodo dirmivo beatamente ,
    Non dissero niente fino a sera quando una vicina di casa confermò anche lei la presenza dell’oggeto definito da
    Lei una “corona”. Il mio commento è che le
    Cosiddette autorità possono. Tacere, smentire, non
    Dire ma queste realta sono sempre esistite e le dichiarazioni
    Ufficiali, per chi ha vissuto le esperienze lasciano il tempo
    Che trovano. Dico ancora attenzione alle cabine elettorali..
    Quando si tratta la gente comune da “popolo bue” non si
    Mai dove si va a finire !!!

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