Gli UFO non sono UFO


Per una ridefinizione del fenomeno.

L’immagine sottostante non è casuale. Rappresenta il mistico ricercatore che ha l’ardire, pur dovendo procedere carponi, di guardare fuori dal contesto comunemente noto.

È un gesto non facile, al limite persino rischioso. Chi lo compie non vede chiaramente cosa vi sia “là fuori”, però intuisce che quanto sta osservando, non coincide con la narrativa che gli è stata fatta passare.

Non è in grado di riconoscere con precisione cosa vi sia oltre il confine, ma una cosa è certa: ciò che chiamiamo fenomeno UFO/UAP non coincide con la realtà della narrativa. Occorre dunque interrogarsi circa cosa realmente si sta osservando.
Questa xilografia, spesso associata alla mistica medievale, raffigura il mistico viandante che cerca la verità oltre il confine dell’apparenza.

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C’è una questione che ciclicamente emerge nel dibattito pubblico, spesso con toni contrapposti: gli UFO sono oggetti reali oppure farneticazioni? E, più recentemente: gli UAP sono fenomeni fisici avanzati o semplici errori di interpretazione?

A prima vista sembra una questione tecnica; ma poi nella realtà genera conflitti, divisioni, schieramenti ideologici, tifoserie. Un dibattito che raramente produce comprensione e quasi mai conoscenza.

Vale la pena fermarsi un istante e chiedersi perché.
Il problema non sta nella domanda in sé, che è legittima. Sta nel livello su cui viene dibattuta. Questo perché la questione non è realmente oggettuale, non riguarda ciò che sono gli UFO o gli UAP. Riguarda il “concetto di realtà” che utilizziamo per definirli.

Prima ancora di chiederci cosa siano gli UFO o gli UAP, dovremmo chiederci qualcosa di più profondo e, paradossalmente, più vicino alla nostra esperienza quotidiana: che tipo di realtà è quella nella quale questo fenomeno si manifesta? Finché questa domanda non viene affrontata, ogni discussione resta inevitabilmente sterile.

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La trappola del dibattito

Per capire dove nasce l’equivoco, è utile osservare come si struttura il confronto. Il dibattito tra UFO e UAP nasce da un condiviso errore di impostazione. Entrambe le posizioni partono dallo stesso presupposto implicito ma errato: ovvero che la realtà è oggettiva, diretta e immediatamente accessibile.

Da una parte si afferma: “Gli UFO sono oggetti reali, mezzi tecnologici umani o non. Lo dimostrano le testimonianze, i radar, le fotografie.”

Dall’altra si risponde: “Non sono UFO, ma UAP, ovvero fenomeni similmente fisici e non identificati. Eventi atmosferici, errori strumentali o pareidolie, tecnologie sperimentali.”

Le conclusioni sono diverse, ma l’errato assunto di base è identico: là fuori esiste qualcosa di oggettivo, e noi lo stiamo osservando così com’è.
È proprio questo creduto presupposto a non essere quasi mai messo in discussione. Ed è qui che si annida l’inganno.

La mediazione del fenomeno

Fermiamoci ora su un fatto semplice, che tutti sperimentiamo ogni giorno, anche se raramente poi ne siamo consapevoli. Ciò che chiamiamo “realtà” non arriva a noi in modo diretto. Arriva sempre attraverso una mediazione: i sensi, il sistema nervoso, il cervello, gli strumenti, i modelli interpretativi, il linguaggio, la cultura, la credulità e la presunzione.

Noi umani non percepiamo là fuori il mondo così come realmente è. Percepiamo una traduzione o versione del mondo che non procede dall’esterno, ma dall’interno.

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I colori non esistono “là fuori” per come li vediamo: sono costruzioni neurobiologiche. I suoni non esistono come li udiamo: sono interpretazioni neurali di vibrazioni. Le forme non sono entità assolute: sono organizzazioni percettive ovvero rappresentazioni.

Allo stesso modo, ciò che chiamiamo UFO o UAP non è il fenomeno vero, ma la sua rappresentazione. Immagini, segnali radar, dati strumentali, testimonianze non sono il fenomeno: sono interfacce. Come accade sullo schermo di un computer: ciò che vediamo non è la realtà, ma la sua rappresentazione visiva.

Dal fenomeno-oggetto al fenomeno-sistema

Quando questo punto viene compreso anche solo intuitivamente, avviene un cambiamento decisivo. Gli UFO cessano di essere oggetti nel senso classico. Gli UAP cessano di essere eventi isolati. Il fenomeno smette di essere “qualcosa là fuori” e diventa il risultato di un processo che parte da dentro.

Non è più fondamentale chiedersi che cosa sia apparso, ma come e perché è apparso. Non è più decisivo domandarsi quale tecnologia è coinvolta, ma quale interfaccia rende possibile quanto andiamo ad osservare.

In questo contesto, la domanda “sono UFO o UAP?” perde gran parte del significato originario. È simile a chiedere quale forma abbia un personaggio di un videogioco senza considerare il motore che lo genera.

Generalmente sono utilizzati termini quali: creato, natura, universo o universi paralleli, extra/dimensionalità, matrix, virtualità, realtà olografica etc. ma nessun termine rende giustizia.

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Il livello della simulazione

A questo punto può sorgere un timore comprensibile: che tutto venga ridotto a illusione o negazione del fenomeno. Non è così. Dire che la realtà è mediata, strutturata e interpretata non significa affermare che “non esiste nulla”. Significa riconoscere un limite fondamentale: non abbiamo accesso diretto al reale, ma solo alle sue rappresentazioni.

Dentro questa prospettiva, il fenomeno può essere contemporaneamente: UFO, nella narrazione storica e culturale. UAP, nella modellizzazione tecnico-scientifica. Informazionale, nella sua struttura profonda. Queste letture non si escludono. Coesistono, purché si abbia la consapevolezza del livello a cui ci si sta muovendo.

Il falso conflitto

Il conflitto tra UFO e UAP è quindi un conflitto di superficie. È come discutere del colore di un’interfaccia grafica senza interrogarsi sul sistema operativo. Entrambe le posizioni parlano di classificazione, di descrizione, di apparenza.

Nessuna delle due mette realmente in discussione la struttura che rende possibile il fenomeno stesso. La vera domanda non è cosa sono gli UFO o gli UAP. La vera domanda è: che tipo di realtà permette a questo fenomeno di manifestarsi in questo modo? Da questo punto in poi diventato pochi i ricercatori consapevoli.

Il cambio di livello

Quando cambia il livello della domanda, cambia per conseguenza anche il livello della risposta. Non si discute più dell’oggetto in senso stretto, ma della struttura che lo genera.

Il problema non sono gli UFO e neppure gli UAP. Il problema dell’essere umano è la confusione tra realtà e sua rappresentazione. Tra interfaccia e struttura, tra percezione e verità.

Nel corso delle manifestazioni UFO/UAP ciò che sconcerta gli osservatori, è la natura mutevole e trascendente del fenomeno. UFO ed entità aliene mutevoli e trascendenti. Questo aspetto non è accettabile mediante la fisica classica, occorre pertanto sconfinare nella fisica quantistica.

Qui si riscontra quanto può spiegare l’aspetto trascendente, ma occorre cambiare il paradigma che si utilizza: colui che guarda non rivela semplicemente la realtà; ma contribuisce a definirla. L’osservatore è il mediatore che determina quanto osservato.

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Conclusione

Finché continueremo a chiederci se il fenomeno sia UFO o UAP, resteremo confinati al livello più superficiale della realtà. Discuteremo di etichette, di modelli, di interpretazioni, ma non toccheremo mai la struttura profonda del fenomeno. La vera evoluzione non consiste nel cambiare risposta alla stessa domanda, ma nel cambiare domanda. Solo allora il dibattito smette di essere conflitto e diventa comprensione.

Questo passaggio, tuttavia, ha un costo: la perdita degli agganci al passato. Non tutti sono disposti ad affrontare un cambiamento di prospettiva così radicale.
Comprendere che gli UFO, in fondo non sono UFO, significa accettare che il limite non è il fenomeno, ma il nostro modo di guardarlo e leggerlo.

Ecco perché nel corso di una manifestazione ufologica vissuta e provata, una voce disse: …noi possiamo far vedere, fotografare e vivere a ciascuno di voi, realtà diverse. Ora ti forniamo la prova! Poi il mistico viandante, ritrasse la testa.

LE FOTO

Foto 2: Il signor Alessandro Di Roio ex Luogotenente CC, vede manifestazione in cielo e la riprende. Questa è una rappresentazione interagente che sta al di fuori della normalità convenuta.

Foto 3: Personale tentativo di sintetizzare il concetto di fondo.

Foto 4: A.D.R. vede e riprende questa manifestazione. La fotocamera conferma. Manifestazione per tutti oppure selettiva?

Foto 5: Sconcertante foto parte di una serie. E’ in corso una esibizione ufologica. Le foto, ci fanno vedere un apparente proiettore olografico, volante e manifestante. Non è certamente tecnologia umana, che non avrebbe interesse a rivelarsi. Semmai è tecnologia esogena orchestrata da regia intelligente. Significa se tradotto mediante altre parole: possiamo far vedere, fotografare e vivere a ciascuno di voi, realtà diverse!

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