Damnatio è termine latino che significa: condanna o dannazione. Adottato dai romani con l’aggiunta di memoriae, assume il significato di: condanna della memoria storica.
La damnatio memoriae romana, era ed è l’arte di cambiare la versione storica o meglio la narrativa da imporsi ai credenti. Ci si potrebbe a questo punto domandare se al di fuori dell’influenza romana, è esistita o ancora esiste una uguale occulta strategia di fondo.
La risposta è certamente sì; poiché chi vince le guerre scrive la storia e genera il seguito dei credenti. Tutto quanto oggi nel mondo costituisce versione ufficiale non coerente alla versione oggettiva dei fatti, è damnatio memoriae. Per questo motivo oggi ci sono storici ed archeologi i quali vanno chiedendo la revisione storica.
Interno presunta tomba etrusca

LA DOMANDA DI FONDO
La domanda di fondo è: ma perché giungere a dover falsificare la storia in questo modo spudorato? Perché diventare patetici di fronte all’evidenza, quando non si vuole spiegare ad esempio, quali civiltà del passato hanno costruito quanto ancora la pietra ci pone di fronte agli occhi?
La risposta è che se tanto è stato falsato, è perché la posta in gioco era ritenuta molto alta, al punto che neppure lontanamente oggi la massa è in grado di intuire. Vi è coinvolto l’andamento stesso della massa umana. La damnatio memoriae manipola l’andamento umano mediante la narrativa che impone! Laureati, colletti bianchi e teste di legno faranno il resto.
Molte potrebbero essere le prove di quanto affermato, come ad esempio recente, la narrativa fatta passare in merito alla psico/pandemia, ma il presente contesto volge altrove. Scelgo quindi quella che riguarda la strumentalizzazione relativa il culto dei defunti. Perché scegliere questa dirà qualcuno, senza immaginarsi lontanamente quali sono le reali implicazioni!
RITUALITA’ FUNERARIA SENZA DEFUNTI
Certamente è esistito ed esiste il culto dei defunti con tanto di prove a sostegno; poi però si scopre che esiste tutto un panorama fatto passare quale realtà funeraria, che nulla ha invece da spartire. Uno degli indizi più eloquenti della forzatura operata dalla storiografia ufficiale, è la presenza diffusa di strutture dichiarate funerarie in cui non sono stati trovati significativi resti umani o comunque prove e, quanto trovato è individuabile quale materiale collocatovi in tempi successivi.
Dolmen, tombe dei giganti, ipogei, domus de janas, gallerie sotterranee: ovunque si osserva una sorprendente assenza di defunti legati al periodo di costruzione. Eppure, l’etichetta imposta mediante la narrativa rimane: “tomba”. Da qui nasce un paradosso evidente, ma poco o nulla evidenziato: una apparente ritualità funeraria senza defunti reali, costruita sulla base di una funzione presunta ma meglio imposta, piuttosto che riscontrata. Quale la logica di fondo?
Questa discrepanza suggerisce una possibilità sorprendente ovvero che: la “funzione funeraria” sia un travestimento strumentale, usato per occultare ciò che la struttura realmente rappresentava. Forse, per disinnescarne il contenuto originario da non dover la massa comprendere. Emerge così l’ipotesi non peregrina, che là dove nelle tombe non si trovano morti, il fine non erano i morti, ma la morte della conoscenza storica dei fatti!
In questo senso, l’assenza del corpo non è una lacuna da colmare con ipotetici vaghi rituali, ma la corretta visione della storia. Continuare a chiamare “tomba” ciò che non custodisce morti è pura fraudolenza. Se invece il fine di quelle tombe è seppellire la verità ormai defunta, allora tutto assume altra lettura e, occorre ammettere che sino ad ora la cosa agli strateghi di regime è riuscita molto bene.
Grotte di Castro con domus de janas e colombario per urne cinerarie

Se nel mondo è prevalso l’uso di incenerire i defunti oppure inumarli direttamente nella terra con o senza cassa e pure in fosse comuni, questo dato di fatto avrà pure avuto un senso ed un valore, primo tra tutti un fatto di praticità e di igiene. La soprastante foto da Grotte di Castro ci fa vedere che i defunti inceneriti, venivano poste le ceneri nelle colombarie e non nella domus de janas soprastante, pura invenzione della damnatio memoriae!
Hanno fatto passare per tombe i dolmen, quindi le domus de janas, quindi le gallerie sotterranee spacciate per catacombe e per ipogei rituali e/o sepolcrali. Hanno fatto passare per tombe le abitazioni degli etruschi. La foto sottostante ci fa vedere dall’alto, la così detta “necropoli” di Cerveteri. Un vero proprio villaggio di “tombe” in base alla narrativa, mentre gli etruschi erano fatti teoricamente vivere in ipotetiche capanne pietre e legno mai adeguatamente pervenute.
Stessa cosa in Sardegna e tutta la zona mediterranea ed entroterra, dove gli umani avrebbero scavato le domus de janas quali tombe mentre vivevano in capanne coperte di frasche! Poi hanno fatto passare che le domus de janas erano una prerogativa sarda, quando sono invece presenti un po’ su tutto il pianeta! Certamente quando si sono inventati questa balla, ancora non era possibile riscontrare in rete! Oggi è possibile riscontrare che i villaggi rupestri o comunque le abitazioni nella roccia, sono presenti un po’ ovunque su questo pianeta e, in alcuni luoghi sono utilizzate. ancora oggi.
Banditaccia con interno

La soprastante fotografia ci fa vedere il villaggio della Banditaccia di Cerveteri. Di fianco l’interno di una tomba, come pure la foto uno. Molti anni fa ebbi occasione di visitare queste costruzioni. Ero in comitiva e ricordo un presente che commentò all’accompagnatore: veramente strani questi etruschi. Hanno trattato i defunti come fossero dei vivi, mentre trattavano i vivi come fossero dei defunti!
Quindi mi domandai: costui conosce o non conosce la damnatio memoriae? Peccato non avergli posto la domanda! Supporre che l’interno della foto uno presenta una tomba, significa peccare di presunzione. I giacigli detti dei defunti, lo erano per i vivi, ovviamente sino a quando morivano. Mio nonno fu trovato defunto nel suo letto, mica per questo la sua abitazione era una tomba!
Comprendo il fatto che l’argomento relativo alle tombe senza defunti non è abituale e facilmente accettabile. Propongo pertanto agli interessati, di operare ricerca mediante strada alternativa; quella dell’andare a riscontrare cosa dicevano gli storici duemila anni fa in merito a quelle che poi mediante il cristianesimo e la damnatio memoriae, il potere ha fatto passare per tombe.
DIODORO SICULO
Diodoro Siculo antico storico greco (90 a.C. circa–27 a.C. circa) nel V libro della sua Biblioteca storica, racconta la vicenda di Jolao e dei Tespiadi discendenti di Eracle ovvero Ercole. Ci informa che essi “scavati sotterranei abituri, ovvero abitazioni sotterranee e non tombe, catacombe o ipogei, la vita alimentarono col frutto delle greggi”.
Ercole uccide il Toro

In sostanza vivevano di pastorizia e si rifugiavano nel sottosuolo quando incombeva il nemico. Qui diventa pertinente la domanda: furono costoro gli autori dei sotterranei, oppure costoro li trovarono, adeguarono e utilizzarono semplicemente? Diventa arduo supporre che dei pastori passassero il tempo a scavare per poi starsene al buio sottoterra, quindi semplicemente li utilizzarono.
Diodoro poi continua asserendo che questo modo di vivere durava ancora ai suoi tempi (dando ad intendere che era cosa già molto antica) e che, “le difficoltà presenti nei labirinti delle sotterranee cavità li difesero dai tiranni”. Qui si potrebbe disquisire in merito alla possibilità che i sotterranei abituri sin dall’inizio furono concepiti quale forma di difesa, da etnia non ben nota.
Se consideriamo il fatto che Diodoro nacque nel 90 a.C. e ci riporta questo stato di fatto, ma le domus de janas furono costruite sino attorno al 2000 a.C., significa che i pastori si servirono di quanto già presente nel sottosuolo, quali rifugi momentanei molto più vecchi.
Certamente in seguito dei cristiani si servirono di quelle che poi furono dette o fatte passare quali catacombe ed ipogei e, vi lasciarono incise le croci e forse dei defunti, ma non furono assolutamente costoro gli autori originari. Questo aspetto non lo si deve mai dimenticare, nonostante la damnatio memoriae lo impone.
Mediante il soprastante vaso, vediamo la rappresentazione mitologica di Eracle che sconfigge il toro. Anche il toro era una figura mitologica che rappresentava una certa divinità. Tradotto mediante altre parole, significa che Eracle/Ercole, sconfisse la divinità detta Toro. Da qui Torino con i taurini. In Sardegna dentro le domus de janas sono visibili le rappresentazioni della testa del toro. Ad indicare che gli antichi sardi costruttori delle domus de janas, erano schierati dalla parte della divinità Toro e non certamente dalla parte di Eracle.
Lo storico sardo Giovanni Lilliu a pagina 11 de “La civiltà nuragica”, riprende Diodoro, ed aggiunge che “… i santuari della guerriglia indigena contro i Romani, furono le spelonche nascoste tra le selve e abitazioni sotterranee”. Santuari della guerriglia e non della preghiera. Questo per dire che nei secoli il sottosuolo scavato era cosa ben nota ed in tutti i tempi i posteri se ne servirono quali momentanei rifugi, sino ad essere fatti passare per ipogei e catacombe dalla faziosità romana.
Le spelonche o sotterranei o ipogei, è detto in modo palese, non sono state opera della attuale popolazione sarda e tantomeno dei cristiani o dei greci. Erano rifugi precedentemente costruiti, quindi la strategia che le fa passare per tombe è un falso colossale del quale i ciambellani di corte si devono vergognare!
ANDIAMO IN SARDEGNA
Giunti i romani in Sardegna vi era la necessità di civilizzare, quindi ora i sardi avrebbero dovuto seguire la civiltà romana. Qui però vi era un problema, in quanto il territorio era cosparso di nuraghi e pozzi sacri, strane costruzioni indicate quali tombe dei giganti; ma soprattutto vi erano migliaia di quelle che i locali chiamano: domus de janas o case delle fate, tradizionalmente assegnate al così detto: piccolo popolo, ma anche uomini blu. Come se non bastasse poi vi erano i tunnel sotterranei. Cosa fare se non applicare la damnatio memoriae per ricondurre il tutto all’ordine prestabilito?
Le tombe dei giganti con annessi recinti

Definite tali, mai nulla hanno dimostrato in fatto di defunti di giganti. Al limite i giganti si possono tirare in ballo quali costruttori; data la presenza dei massi ciclopici. Ora la narrativa vuole farle passare quali tombe collettive, ma tranne qualche osso nessuna prova è stata esposta e comunque sarebbe materiale postumo.
Foto di tombe dei giganti sono disponibili in grande quantità. Generalmente ci fanno vedere l’entrata, come da foto sottostante dal quale si evince il fatto che l’entrata non era fatta per umani, tantomeno defunti. Intendo però porre attenzione alla veduta dall’alto della foto soprastante. Questa ci fa vedere che la presunta tomba è cosa ben strana.
Cosa se ne facevano i defunti, oppure al limite i cultori dei defunti, dei recinti circostanti? Avevano paura che i defunti scappassero, oppure quei recinti avevano altra funzione? Ipotesi provocatoria del mio vicino di casa: per caso qualcosa dimostra che i recinti non servissero per contenere il bestiame che si riparava nel corridoio detto tomba? Bestiame del quale i giganti si servivano per sfamarsi? Ovviamente questa è una illazione del mio vicino di casa. Poi cambiarono i tempi e mediante il culto dei defunti, si sfamò la chiesa.
Chi passava in quella porta?

LE DOMUS DE JANAS
In merito alle domus de janas occorre precisare. Non erano tombe ma neppure erano abitazioni della attuale popolazione sarda. Le domus de janas sono state costruite quali abitazioni da e per una etnia precedente, ora estinta, ma forse sarebbe meglio dire eliminata. Una affermazione del genere ribalta il dogma imposto, ma il riscontro evidenzia.
Il primo problema è la datazione. Essendo molto antiche, se ne ipotizzano le costruzioni sino al 2000 a.C., ma potrebbero essere molto più antiche. Diventa arduo inserirle, poiché si collocherebbero nella migliore delle ipotesi, nell’età del rame. Quindi come narrativa, sarebbero state costruite con pietra più dura e scalpelli di rame, mentre nulla ovviamente è spiegato in merito a come lavoravano la pietra più dura.
Ovviamente la versione era patetica, quindi considerando che l’essere umano dopo il rame aveva scoperto il bronzo, adeguarono la versione ufficiale dicendo che erano state costruite con scalpelli in rame, bronzo e poi in ferro, comprese le piccozze in pietra o meno. Ora però andiamo al riscontro dentro queste costruzioni, dove emerge la presenza di diverse tipologie di lavorazione della roccia.
Si riscontrano lavorazioni che inducono a ritenere che sono stati utilizzati scalpelli e piccozze, ma esistono strane asportazioni che paiono graffiature ed altre che sono così raffinate e lisce e, senza tracce di attrezzi, da lasciare perplessi. Un particolare è che le scalpellature e picchettature si presentano come avvenute in un secondo tempo rispetto l’originaria costruzione. Si nota che molte domus de janas sono state soggette ad una fase di adattamento o conversione, poiché non erano confacenti circa l’utilizzo da parte dell’essere umano attuale, sia come stalle che abitazioni.
Borucca Buddusò (Sardegna)

Nessuna traccia di tombe con sepolture sistematiche. Al limite alcune ossa che nulla attestano in merito ai costruttori. Di base le domus presentato una evidenza sconcertante, poiché parte di queste non sono adatte ad un essere umano alto 1,70/80, ma ad esseri di statura decisamente inferiore.
Come se non bastasse il quesito circa la modalità di lavorazione all’interno, pure all’esterno presentano conformazioni e lavorazioni del quale non se ne viene a capo, se non tirando in ballo delle astrusità improponibili, quali il vento e la sabbia! O meglio, gli eruditi allineati hanno ampiamente spiegato come sono state generate le asportazioni esterne come quelle della soprastante foto. Quelli che io indico quali canalini generalmente verticali, ma pure orizzontali, si sarebbero creati naturalmente mediante erosione dell’acqua piovana e del vento. La damnatio memoriae, dispone di mezzi straordinari, basta andare a riscontrare!
La Domus de janas di Borucca Buddusò – Presenze Aliene
