In una certa zona del Sahara, sono visibili come da foto sottostanti, delle ruote in pietra. Diverse misure e fattezze, ma sempre ruote. Sono sparpagliate in una zona di circa 30 km, lasciate all’abbandono da chissà quanto tempo, molte apparentemente frantumate con intenzione. I locali affermano di averle sempre viste così.
1-Nel Sahara

Escludendo che siano state portate, l’ipotesi più plausibile è che in quel luogo realizzavano ruote in pietra che poi erano utilizzate altrove. Se questo è avvenuto, ora si tenterà di comprendere dove eventualmente sono state collocate e perché, ma soprattutto cosa queste ruote o dischi in pietra sono.
Come le due immagini soprastanti ci fanno vedere, due sono le tipologie prevalenti: la tipologia liscia su entrambe le facciate e, la tipologia come da foto 1/B che presenta una sorta di appendice centrale. Ora proviamo a riscontrare se su questo pianeta ci sono ruote in pietra del genere, come e dove.
2- Ruote dal Sahara

Molto strane le tipologie soprastanti, le quali si presentano quasi come se si trattasse di ruote per camion. Comprenderne l’utilità è cosa ardua. Poi però si trovano pietre tonde come da sottostante foto e, si vanno a trovare in Romania, aumenta il mistero. In questo caso l’azzardo che si possa trattare di un sistema per macinare potrebbe sorgere se la parte centrale dovesse rivelarsi indipendente dalla parte esterna, ma questo è tutto da provare.
Ovviamente in questo contesto nulla centrano le macine da mulino e neppure pietre tonde adibite quali chiusure di tombini. Conferme che sono presenti un po’ su tutto il pianeta.
3 – Ruote dalla Romania

SEPOLCRI
Come le due foto sottostanti ci confermano, le ruote in pietra erano utilizzate quali chiusure di tombe o sepolcri. Nella parte antistante l’entrata, era predisposta una struttura in pietra la quale consentiva il rotolamento. Nulla però impediva a chi eventualmente avesse voluto profanare, di fare la stessa cosa oppure ribaltare di lato la ruota. E’ molto probabile che in origine esistesse una disposizione in base al quale la ruota non si poteva ribaltare se non intenzionalmente. Evidentemente però questo aspetto poi eliminato, non costituiva un problema o pericolo. Certamente però merita attenzione.
Qualcuno però, in base ad una sua motivazione logica ma a noi non ben chiara, ha frantumato la parte antistante l’entrata e qui diventa necessario domandarsi per quale motivo. Perché distruggere la parte antistante i sepolcri? Ma soprattutto, perché chiudere con chiusura tonda una entrata squadrata, quando altrove le chiusure tonde chiudevano accessi tondi? Ovviamente qualcuno potrebbe supporre che questo è frutto della casualità, ma potrebbe anche non essere affatto così.
Di fronte a queste due tombe è opportuno domandarsi quale sia la datazione della conversione o modifica, questo per comparare e stabilire se vi è coerenza con la data originaria di costruzione. Osservando le due tombe sorge il dubbio che le due ruote non sono quelle originarie, ma frutto di intervento postumo. Troppo alta la prima e roccia diversa la seconda.
4-tombe o sepolcri

Poi si nota il fatto che il materiale utilizzato per creare la struttura sottostante le ruote, sono coerenti con la logica della lavorazione attuale. Lascio momentaneamente cadere il quesito circa il perché passare dall’entrata tonda a quella quadra, poiché eventualmente lo scopriremo in seguito.
E’ da notare il fatto che per logica, le ruote tonde servono per chiudere passaggi tondi di dimensione inferiore alla ruota, mentre nel caso della soprastante 4/B il passaggio è squadrato e più alto della ruota. Ma soprattutto, perché scavare la roccia per una tomba, quando in genere su tutto il pianeta sono adottate soluzioni più pratiche?
Questa domanda è maliziosa, poiché paventa la possibilità che prima di essere tombe, queste costruzioni fossero altro; ma essendo al momento pura fantasia, lasciamo per volgersi altrove. Qui ritorneremo in seguito con altre informazioni disponibili, poiché ora andiamo a cercare pietre tonde in Turchia.
LA CAPPADOCIA
La Cappadocia, zona della Turchia, è un territorio da fiaba. Qui ancora vi è popolazione e ora turismo, che frequenta le costruzioni abitative nella roccia. Sia in quelli che sono detti “camini delle fate” formazioni rocciose a forma di cono, quanto abitazioni vere e proprie nella roccia, tali da generare veri e propri villaggi rupestri. Quanto detto è alla luce del sole, poi vi è quanto presente nel sottosuolo, e qui si entra nel mondo dell’impossibile.
5- Tipico sistema di chiusura (Turchia)

Per questo motivo l’amico collaboratore e ricercatore Davide Serra ad un certo punto ha deciso: ora vado ad accertare. Con particolare intento di porre attenzione alle ruote in pietra, e poi scopriremo perché. Con tale intento basta andare a visitare il sottosuolo aperto al pubblico, ed eccole lì. Sono presenti ancora in buon numero, ma non certamente tante quante erano in origine. Questa è una osservazione di non poco conto che eventualmente verrà sviluppata in seguito.
La soprastante chiusura riguarda la spettacolare città sotterranea di Kaimaklj e, ci serve per evidenziare quali erano le dimensioni delle ruote medie più grandi, ovvero un diametro di circa mt. 1,50 per quelle riscontrate, poi ve ne sarebbero di maggiori. Questo riscontro ci è necessario per stabilire grossomodo quali erano le dimensioni dei passaggi tunnel da chiudere. Quindi diametro mt. 1,10/20 circa se il disco mt. 1,50.
Quella soprastante è tra quelle più grandi, poi vi sono tutte quelle con minore diametro che andremo a scoprire cosa significano e comportano in relazione agli utilizzatori. Nel passaggio più grande possono passare anche esseri piccoli, ma nei passaggi piccoli vi è da stabilite se passavano pure esseri più grandi.
I DATI DI FATTO
Un dato di fatto evidente ed innegabile, è che le pietre tonde presenti nel sottosuolo turco, erano sistemi di chiusura. Venivano utilizzate esattamente come per le tombe presentate sopra, ma dotate di una precisa struttura per il bloccaggio dall’interno.
6- Ruota con spalletta di sicurezza

Le porte delle tombe non erano particolarmente robuste, mentre queste lo sono non poco, come se l’eventuale intruso fosse diversamente valutato. Le porte delle tombe non sono mai forate al centro, mentre queste sono quasi tutte forate e, vi sarebbe da stabilire a cosa il foro servisse. Se per un eventuale bloccaggio, oppure per vedere chi vi era dall’altra parte. Poi vi è l’aspetto riguardante le dimensioni o meglio la larghezza.
Nella città sotterranea di Tatlarin ma non solamente qui, è evidente il fatto che le chiusure in pietra hanno un diametro prevalente di circa cm. 70/90 ed uno spessore davvero notevole, cm. 20/30. Ora siccome la ruota doveva chiudere abbondantemente il passaggio, ne consegue che questo doveva avere in origine un diametro non maggiore a cm. 60/65!
7-Tatlarin sotterranea

Ciò significa che quei passaggi non erano per l’essere umano attuale da mt. 1,60/70, ma per esseri di statura decisamente minore e, questo aspetto è presente ovunque ci sono antichi tunnel sotterranei quali i così detti “erdstall tunnel” e, pure presso le domus de janas.
TRASFORMAZIONE IN CORSO
I costruttori iniziali realizzarono in base alle loro necessità; chi venne dopo, adeguò e trasformò. Ognuno apportò quanto ritenne opportuno, quindi ora noi non vediamo la versione originale ma quella pervenuta. Ad esempio, in un certo periodo la città sotterranea di Tatlarin venne adibita a rifugio e pure in seguito a carcere. Ora andiamo al riscontro per quanto riguarda l’intervento dell’umano attuale in tempi più recenti.
8- comparazione prima/dopo

La soprastante foto 8/A ci fa vedere il punto di ingresso che immette in un tunnel con presenza originaria della chiusura tonda. La 8/B ci evidenzia la differenza di colorazione della roccia. Annerita dove in versione originaria, molto chiara dove lavorata in tempi recenti mediante asportazione del dispositivo di chiusura e pure per consentire il passaggio dell’umano attuale. Poggiata a terra la ruota di chiusura che nell’atto di chiudere si inseriva nella scanalatura frontale che si vede in 8/B. Resta da stabilire se quella è la chiusura originaria e, la risposta potrebbe essere no.
Accesso e corridoio hanno un’altezza di mt. 1,70/75. Il precedente passaggio tondo , era certamente di diametro inferiore a quello della ruota. Siccome la ruota soprastante ha un diametro di circa cm. 80, ne consegue che il passaggio era di diametro inferiore, mentre cambia con ruota più grande. Il piano di calpestio è stato abbondantemente abbassato, come pure il pavimento antistante.
9-distruzione dei sistemi di chiusura

La foto soprastante dalla città di Derinkuju ci fa vedere una ruota del diametro di circa cm.90/100 e cerchiato in rosso, il passaggio nella ipotetica dimensione originaria. Tutta la parte sottostante e mancante, è stata asportata in seguito. Manca a dx e pure a sn. del cerchiato, la spalletta di pietra che consentiva l’inserimento e il bloccaggio della ruota impedendo che potesse ribaltarsi di lato.
Il sistema di chiusura era concepito per impedire l’entrata e non l’uscita, poiché gli esseri che lo utilizzavano dovevano difendersi dal nemico esterno. Svolta la funzione di quel periodo, scomparsa l’etnia costruttrice, i sottosuoli divennero i “sotterranei abituri” dell’umano attuale in caso di necessità, pertanto iniziarono a modificare i passaggi troppo stretti. Le ruote venivano tolte e la struttura portante eliminata.
CHI HA FATTO COSA
La sottostante fotografia ci fa vedere come è cambiata la dimensione dell’entrata ai passaggi, nel momento in cui l’umano attuale ha avuto necessità di adattare. Gli utilizzatori originari erano di bassa statura, vedevano al buio, non utilizzavano torce o lumini, poiché non è stata riscontrata significativa traccia di fumo. Disponevano di una forza notevole e, si dovevano difendere da un nemico esterno. Scomparvero senza lasciare evidenti tracce, oppure qualcuno li fece scomparire, forse chi vinse lo scontro.
In base alla narrativa prevalente, in Italia è fatto passare che laddove il sottosuolo è scavato (lasciamo l’estrazione di materiali, tunnel di passaggio, condotte dell’acqua e altre cose recenti), si tratta di ipogei, catacombe, ossari, necropoli, tombe, poiché ci troviamo in territorio cristiano pertanto tale tesi deve passare. Qui da noi le domus de janas sono imposte quali tombe e il concetto di villaggio rupestre non è consentito se non con logica marginale.
10- camminamenti ingranditi

In Turchia ma pure in altri paesi, ovunque sono presenti e riconosciuti gli antichi centri abitativi quali villaggi rupestri, non è fatta passare la tesi necropoli, troppo evidente la discrepanza. Diventa palese il fatto che il nascondimento della realtà storica non è un fatto di mera ignoranza, ma intenzionale manipolazione storica o “damnatio memoriae”.
Delle ruote in pietra del deserto non si è detto molto, ma certamente nell’antichità le pietre tonde erano porte di chiusura quantomeno in buona parte. Resta da chiarire a cos’altro servissero e, spunta pure la domanda: ma le pietre tonde del sottosuolo, erano create in loco con roccia cavata sul posto, oppure erano cavate e portate da altri luoghi e come? La fiaba continua.
