Un tempo si parlava di ufologia, oggi si parla di UAP. E allora la domanda sorge spontanea: come dobbiamo chiamare la disciplina che studia questi fenomeni? Soprattutto: perché hanno sentito il bisogno di cambiare il termine UFO in UAP, aggiungendo anche la parola “transmedium”?
Questo è ciò di cui parleremo, accompagnati dalle foto scattate in Valtellina dall’ex Comandante e Maresciallo Alessandro Di Roio, tranne per foto 5 e 6..
Piramidi che volano (foto1)

UAP COSA
Al momento non esiste un termine ufficiale per questa disciplina. Nel mondo anglosassone si parla di UAP studies o UAP research, mentre in Italia qualcuno prova a introdurre “UAPistica” o “fenomenologia UAP”.
UAP significa fenomeni aerei non identificati. Non più “oggetti volanti”, ma fenomeni e, questo non è un dettaglio. Se hanno abbandonato il concetto di “oggetto”, è perché sempre più spesso ciò che appare nei cieli non si comporta affatto come un oggetto. Non segue le leggi della fisica classica. Non ha le caratteristiche della materia come generalmente la intendiamo noi.
PERCHE’ DEFINIRLI FENOMENI
Il termine “fenomeno” è parola elastica. Può indicare qualcosa di materiale, solido, reale posto “là fuori”. Può però indicare anche altro: qualcosa che appare, qualcosa che si manifesta, qualcosa che può anche essere una simulazione o proiezione. Questo ci porta al punto centrale della faccenda: perché trasformare l’“oggetto” in “fenomeno”?
Quando il convenzionale si frantuma (foto2)

Questo è avvenuto poiché, ad un certo momento, gli apparati militari e scientifici hanno registrato comportamenti impossibili per la nostra tecnologia: Velivoli senza rumore e senza scia. Accelerazioni istantanee senza spostamento d’aria. Ingressi in mare a velocità assurde, senza impatto sull’acqua. Un oggetto sottomarino registrato dalla Marina USA a oltre 800 km/h, quando i nostri migliori arrivano a 60.
Ma poi, forme assurde che cambiano durante il volo in modo fluido e totalmente incoerente con qualsiasi materiale o logica conosciuta. In seguito è stato riscontrato il fatto che quelli di sopra possono intervenire e quindi interferire nelle nostre apparecchiature tecnologiche, fotocamere e videocamere comprese.
Davanti a tutto questo, parlare di “oggetti” non stava più in piedi. Quindi la domanda fatidica divenne inevitabile: di quanta libertà gode ciò che vediamo o riscontriamo? O meglio, quanta possibilità di trasformazione? La risposta, a questo punto, è semplice e sovrana: non ci sono limiti!
CHI DECIDE COME E CHI
Se queste manifestazioni possono cambiare forma, allora previa determinazione della regia, questa decide quale forma assumere. E, se possono decidere la forma, possono anche scegliere chi può vedere e chi no, poiché tu umano in questa giostra, forse sei parte senza vero libero arbitrio.
Stranezze a catinelle (foto3)

Non è un caso, quindi, se alcune persone quali sensitivi, ricercatori, testimoni particolari, riescono a vedere ciò che ad altri rimane precluso.
Non perché sono “speciali” in senso mistico, ma perché la regia o guardiani del destino direbbero altri, impongono il copione del chi e come.
Una regia capace di: generare oggetti che appaiono e scompaiono. Presentare esseri di qualunque tipo creando pure forme mai viste prima e, qui si incontrano le entità dette “mutanti” o “mutaforma”. Manifestare ciò che nel mondo materiale nel convenzionale non esiste affatto, se non mediante eccezionale evento. Questa è la logica della Matrix, non della fantasia, ma della simulazione imposta ed indirizzata.
E’ la stessa logica che collega il fenomeno UAP al mondo del paranormale.
John A. Keel, e vari ricercatori dopo di lui, lo hanno intuito chiaramente:
dietro tutto questo potrebbe esserci un’unica sorgente, un’unica regia, appena dietro il velo della realtà condivisa. Che ovviamente quando decide, passa davanti al velo dell’umano.
L’uomo falena esiste (foto4)

CAMBIO DEL TERMINE
Che il termine UFO fosse limitante lo si sapeva da tempo; ma la narrativa ufficiale doveva essere protetta. Una cosa è ciò che il potere comprende, altra cosa ciò che decide di comunicare alla popolazione. Circa un secolo fa, mediante la Fisica Quantistica, il concetto di realtà si era incrinato, sebbene abilmente occultato.
La materia non è più assoluta. Lo spazio e il tempo non sono più ciò che ci era stato fatto credere. Questa verità però non poteva essere consegnata al pubblico senza filtri. Così la narrativa è stata “corretta” in: non sappiamo cosa siano gli UAP. Potrebbero essere nemici. Forse sono extraterrestri. Forse sono droni, meglio se di Putin o forse droni sconosciuti. Insomma, una narrazione prudente, forse faziosa, certamente incompleta.
Da una webcam pubblica (foto5)

La versione taciuta se non negata è più ampia: tutta l’umanità è interconnessa dentro una Matrix, gestita da una regia superiore che interviene quando lo ritiene opportuno. Una regia che potrebbe utilizzare un superiore livello di intelligenza artificiale, mentre noi umani andiamo costruendo la nostra a livello inferiore, previa comunque accondiscendenza superiore.
CHIUSURA
Se non hai mai visto un fungo, non significa che i funghi non esistono.
Significa solamente che non li hai mai incontrati. Lo stesso vale per gli UAP.
E se tutto ciò che vediamo è mediato da una regia che opera attraverso la Matrix, allora il fatto di non aver mai assistito al fenomeno, dipende semplicemente dalla non autorizzazione o condizione alla visione. A nulla serve l’ironia, l’ilarità e il disappunto o contrasto dei pochi; costoro alla regia servono affinché tutti crescano. A nulla serve sostenere che la Matrix deve essere sconfitta; questa non si può sconfiggere (e non ne avrebbe senso) se non lasciando la pista da ballo.
La morale della storia (foto6)

